Josef Sudek, “Il mondo alla mia finestra”

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Josef Sudek, La Dernière Rose (1956)

La sua poetica delle piccole cose non lascia mai indifferenti. Una visione profonda estorta dal buio. Josef Sudek affermò: “amo la vita degli oggetti”; e nei suoi scatti in bianco e nero era capace di animarli, quegli oggetti, attraverso la luce e l’ambiente circostante. La sua opera fotografica così delicata e poetica si può contemplare per la prima volta in una grande mostra a Parigi, al Jeau de Paume, Le monde à ma fenêtre.  Visse a Praga della prima metà del Ventesimo secolo, ne condivise l’intensa vita artistica. Con le 130 opere in mostra che ripercorrono la sua carriera si approfondisce l’immagine come riflesso del rapporto tra l’artista e il mondo circostante, che fosse il suo laboratorio intimo o  il giardino visto dalla sua finestra, fino alle peregrinazioni più lontane che lo portavano nella strade di Praga e della periferia, e nella campagna intorno.

La fascinazione subita dalla luce e dalla sua assenza ispira in Sudek alcune delle immagini più suggestive del secolo. La natura, l’architettura, le strade e gli oggetti sono amplificati dalla sua sensibilità e dall’intelligenza del potere della luce, che rivela allo stesso tempo un’oscurità impenetrabile. La finestra del suo studio esercita su Sudek un’attrazione inesauribile, ed è paragonabile alla superficie di una tela. Il fotografo ha momenti lirici e vitali quando un ramo di fiori preme contro di essa, o malinconie struggenti, quando osserva il gioco infinito del vetro che si appanna e  trasforma il mondo esterno. Come molti artisti segnati dall’esperienza della guerra, Sudek ha una consapevolezza particolarmente acuta delle ‘ombre’ nell’esistenza umana; una sensibilità che ha ispirato alcune delle sue immagini più tristi e emozionanti.

Czech Fundamental al Museo di Roma in Trastevere. Con Josef Sudek