Picasso/Brassaï

brassaiNel 1932 – si racconta qui – a Brassaï, soprannominato da Henry Miller l‘occhio di Parigi, fu chiesto di fotografare le sculture di Picasso  – all’epoca praticamente sconosciute –  per il primo numero della rivista Minotaure, a cura di André Breton. Picasso aveva appena compiuto cinquant’anni. Era  già un artista affermato, prossimo ai riconoscimenti da tutto il mondo .

Quando arrivò al numero 23 di rue La Boétie ed entrò nello studio di Picasso, Brassaï  capì subito che oltre al suo modesto incarico fotografico c’era una maggiore ricompensa – un invito nel mondo privato di Picasso e il dono di prospettive intime della sua mente singolare.  Dopo ogni seduta Brassaï sarebbe tornato a casa e avrebbe registrato con cura i suoi colloqui con Picasso su pezzi di carta, che poi affastellava in un vaso gigante – non con l’ intento di una futura pubblicazione, ma intuendo che i pensieri di Picasso sulla vita e l’arte sarebbe stati di enorme valore in futuro. Le annotazioni proseguirono per trent’anni, nei quali i due si conobbero a vicenda mentre esploravano insieme argomenti senza tempo come l’ego, il processo creativo, il ruolo dell’infatuazione romantica per l’arte. Nel 1964 Brassaï – scrittore oltre che fotografo di talento – decise di rendere pubblico il  tête-à -tête e dunque nacque  Conversations with Picasso , la cui  brillantezza Henry Miller coglie nella prefazione:

In qualche modo inspiegabile, mi sembra che lo spirito che anima Picasso non può mai essere pienamente valutato con il suo lavoro, per quanto  prodigioso possa essere. Non nego la grandezza della sua opera, ma resta il fatto che l’uomo è e rimarrà di gran lunga più grande di qualsiasi cosa o di tutto ciò che egli compie con le sue mani. Lui è molto di più del pittore, dello scultore, o di qualunque cosa possa scegliere di essere dandogli vita. Lui è fuori misura, un fenomeno umano. In una  di queste conversazioni Picasso disse la sua ammirazione per i disegni di Brassaï  insistendo perché facesse una mostra, e cominciò a sondare il fotografo sul perché avesse abbandonato la matita.  Nonostante il successo di Brassaï come fotografo, Picasso vedeva l’abbandono di qualsiasi tipo di talento  come codardia creativa, compromesso, un modo di svendersi. Allora diede al fotografo consigli validi anche per tutti gli artisti che lottano per imporsi, con perseveranza: Quando hai qualcosa da esprimere, ogni sottomissione diventa insostenibile nel lungo periodo. Bisogna avere il coraggio della propria vocazione e di fare una vita della propria vocazione. La  ‘seconda carriera’ è un’illusione ! Sono stato spesso troppo distrutto , e ho sempre resistito alla tentazione di vivere in qualsiasi altro modo diverso dalla mia pittura. All’inizio non vendevo a un prezzo elevato, ma vendevo. Questo è ciò che conta.

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* Il Musée Picasso a Parigi ha riaperto dopo una chiusura di cinque anni.

Anne Baldassari
Anne Baldassari, direttrice del Musée National Picasso di Parigi, spiega l’opera “La Célestine (La femme à la traie) – AP Photo/Elaine Thompson, File