Scandaloso, classico Mapplethorpe

Tulips, 1978, Robert Mapplethorpe © Robert Mapplethorpe Foundation
Tulips (1978) Robert Mapplethorpe © Robert Mapplethorpe Foundation
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Robert Mapplethorpe, Self-portrait, 1975

Negli Stati Uniti si va alla riscoperta dello ‘scandaloso’ Robert Mapplethorpe, con due esposizioni complementari a Los Angeles, al Lacma e al Getty Museum.

La grande retrospettiva The Perfect Medium ripercorre l’opera dell’artista che è stato tra i più influenti della seconda parte del Novecento, nonostante abbia operato per meno di vent’anni, dai Settanta al 1989, anno della sua morte. Il suo universo oscilla tra classico e trasgressione, tra impeccabili still life e scultorei nudi maschili. La relazione importante con Patty Smith, la vicinanza a Andy Warhol, fanno parte della costellazione di questo universo, nel quale Mapplethorpe tiene insieme , sullo stesso piano, sessualità esplicita e il lirismo  dei fiori (organi sessuali delle piante).

 

Lui stesso lo spiega a Germano Celant (autore di La ninfa fotografia, Skira 2015). La pornografia ha influito su di me, ma solo in termini di soggetto, poiché la mia attitudine nel fotografare un fiore non è oggi diversa da quella di ritrarre un pene. In fondo sono la stessa cosa.

Mapplethorpe coniugò classico e moderno con ossessivo perfezionismo – sono ossessionato dalla bellezza. Voglio che tutto sia perfetto e, naturalmente, non lo è, immagini curate nei minimi particolari, armonie ispirate alla pittura e alla scultura. La fotografia è un modo sbrigativo per fare una scultura, sosteneva.