Glenn Gould in versione pop? Meglio la sua tv

Glenn Gould approverebbe la rivisitazione del suo Bach in chiave pop? La  domanda arriva dalla pagina Facebook di Glenn Gould.  Il co-produttore dell’album Uninvited Guests, Billy Wild, non ha dubbi ma distingue: il disco ha molto più a che a fare con la visione del mondo del pianista che con la sua musica. Il disco è un divertissement di alterna riuscita, francamente evitabile, ma potrebbe avere il merito di portare qualche ascoltatore pop al Bach eseguito da Gould.  Trentotto anni dopo la sua morte, l’iconico e iconoclasta pianista resta una figura di riferimento nella musica classica. A Toronto è un eroe nazionale. Billy Wild non ne sa molto, ma decide di gettarsi nell’ironica nonché vagamente dissacrante operazione, che però mantiene con la filosofia di Gould un filo di coerenza, avendo predetto, da appassionato della tecnologia (e nemico delle sale da concerto) qual era, che questa avrebbe portato sempre più la musica sotto il dominio dell’ascoltatore: In futuro, gli ascoltatori diventeranno gli artisti e la loro vita, l’arte…. diventeranno gli ospiti non invitati al banchetto delle arti. Pur immaginando la reazione negativa dei fan di Gould davanti alle sue registrazioni bachiane mescolate a ritmi pop, hip hop e voci, Wild è incoraggiato proprio dall’entusiasmo del musicista per la tecnologia, che offre modi per raggiungere la perfezione con molteplici  incisioni, sovrapposizioni e montaggi. Gould  sostiene infatti che la tecnologia ha il potere di creare un’atmosfera di anonimato e di garantire all’artista il tempo e la libertà di preparare la sua lettura di un’opera al meglio delle proprie capacità. La tecnologia permette di correggere quelle terribili e degradanti incertezze, così dannose sul piano umano, che sono una conseguenza dell’esecuzione concertistica. Evidentemente l’appiglio è pretestuoso, usato anche per convincere i titolari dei diritti a permettere l’operazione.


Tanto vale allora recuperare una versione pop, in senso divulgativo, di Glenn Gould. Aveva una enorme fede  nelle tecnologie e si spese al massimo per le registrazioni discografiche, oltre che per la tv. E sollevò polemiche la sua opinione che il concerto era un’istituzione moribonda. Era pianista, compositore, ma anche attore, pensatore, direttore d’orchestra. E’ tutto questo Glenn Gould nelle diciannove ore di programmi cinematografici e televisivi con la Canadian Broadcasting Corporation. Sono speciali televisivi, concerti, interviste e discussioni nei quali il pianista – famoso per i ritratti  solitari nei paesaggi innevati del Canada, e per quel canterellare solipsistico e così poco accademico che a volte accompagnava le sue esecuzioni – si rivela in in una inedita versione divulgativa, tanto a suo agio con la telecamera quanto era malmostoso nei concerti dal vivo. Un esempio di tv che potrebbe avere un seguito anche oggi. E’ rimasto un unicum il programma condotto da Roman Vlad che presentava il ciclo di registrazioni di Arturo Benedetti Michelangeli per la Rai nel 1962; erano lezioni esemplari per la capacità didattica appassionata di trasmettere il senso delle opere e dell’intepretazione. Del resto si è visto che quando Rai ha concesso sporadici passaggi televisivi ai musicisti c’è sempre stato un picco di ascolti e interesse. Il ‘farsi’ della musica davanti alle telecamere che avvicinano alla più grande platea strutture apparentemente astratte e difficili a quanto pare è uno spettacolo convincente. Se poi l’istrione di turno è  un ombroso James Dean del pianoforte il risultato non può che essere brillante. Per capire Glenn Gould in relazione alla musica è utile leggere L’ala del turbine intelligenteuna raccolta di deliziosi e provocanti shock, sono parole di Leonard Bernstein; a volte giudizi ironici, a volte suggestioni eccentriche, argomentazioni controcorrente, guizzi della sua incredibile e ‘turbinosa’ intelligenza.  Parla di Mozart e Beethoven, della musica nell’Unione Sovietica, Strauss, Mahler, Schoenberg e la dodecafonia. Il suo pensiero è moderno, originale, ma operazioni come Uninvited Guests  dimostrano solo l’incrollabile fascino dell’artista, e la grandezza della musica.  Quella di Bach.

Glenn Gould, alone anywhere