Beckett lo scacchista

Last Updated on 20 Aprile 2021 by CB

Negli scacchi, il finale di partita è la terza e ultima parte, dopo l’apertura e il mediogioco. Non ci si arriva in tutte le partite. Se c’è è una grande divario tra i giocatori, spesso il più bravo vince già nel mediogioco, o addirittura nella fase di apertura. Quando invece i due sfidanti sono entrambi esperti è facile si arrivi al finale di partita; allora i pezzi rimasti sulla scacchiera sono pochi  e il re diventa, da pezzo da difendere, una figura di attacco.

Nell’opera Finale di partita l’analogia tra il testo e il gioco degli scacchi è stata esplicitata dallo stesso Beckett, peraltro discreto giocatore. Durante le prove dello spettacolo a Berlino, spiegò: “Hamm è il re in questa partita a scacchi persa fin dall’inizio. Nel finale fa delle mosse senza senso che soltanto un cattivo giocatore farebbe. Un bravo giocatore avrebbe già rinunciato da tempo. Sta soltanto cercando di rinviare la fine inevitabile”. A proposito del rapporto tra creazione e scacchi, scrive Marcel Duchamp (con il quale Beckett giocò, e perse): Sono arrivato alla conclusione personale che mentre non tutti gli artisti sono giocatori di scacchi, tutti i giocatori di scacchi sono artisti. (…) C’è un fine mentale implicito quando si guarda l’ordine dei pezzi sulla scacchiera.La trasformazione dell’aspetto visivo in materia grigia è una cosa che avviene sempre negli scacchi e che dovrebbe avvenire nell’arte.

L’influenza del gioco degli scacchi si trova anche nella sua prima opera, Murphy.  Beckett era probabilmente affascinato dagli scacchi per il modo in cui combinano insieme il libero gioco dell’immaginazione e il quadro di regole rigide. Una sorta, molto beckettiana, di paradosso tra libertà e restrizione; l’essere umano è al tempo stesso libero e imprigionato, capace di bellezza e condannato. Gli scacchi, specialmente nel finale di partita, quando la simmetria iniziale è distrutta e molti pezzi eliminati,  rappresenta la vita ridotta all’essenziale – alla lotta per la sopravvivenza.

Marcel Duchamp

 

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