Blob Guglielmi. La letteratura, la televisione, il cinema

Last Updated on 18 Dicembre 2004 by CB

È uscito il numero di Panta dedicato ad Angelo Guglielmi. Curato dallo stesso Guglielmi ed Elisabetta Sgarbi (editor di prima fila per Bompiani nonché sorella dell’estemporaneo critico d’arte, politico e performer Vittorio), il volume raccoglie, attorno alla figura intellettuale dello scabroso e gelido personaggio, la testimonianza di numerosi esponenti del monumentale mondo mentale della cultura italiana degli ultimi cinquant’anni, e costituisce un prezioso strumento per ripercorrerne e rimeditarne i fasti e le brutture.

Non invano il titolo del volume si rifà all’onnivoro Blob, la creazione più nota, illuminante e longeva dell’intellettuale piemontese (condivisa con Enrico Ghezzi, l’unico nome, tra i testimoni chiamati a raccontarlo, rimasto scritto in minuscolo, quasi per rispetto… o per vezzo?).

Direttore di Rai Tre (1987-1994); dell’Istituto Luce (fino al 2001); critico letterario e letterato neoavanguardista: cofondatore del Gruppo 63; collaboratore di quotidiani (l’Unità e La Stampa); politico professionista (un sindaco da grande città: così suonava la sua candidatura a Pomezia nel Maggio 2002), oggi assessore alla Cultura della Bologna di Sergio Cofferati; e chi più ne ha più ne metta. Insomma: una figura d’intellettuale che… ad avercene! In cerca di definizioni improbabili, ecco che Guglielmi dice di se stesso, come riporta Alfredo Giuliani nel suo intervento: «Il mio mestiere, insieme a tanti altri, è confrontarmi con lo scandalo dell’arte moderna».
Così, il volume che Bompiani gli tributa ne costituisce davvero una rilettura insieme critica, ammirata e partecipe, un percorso fatto di voci che fanno da sfondo allo scorrere dei decenni, illustrando qua e là la Rai che fu, la letteratura che voleva essere e che era. Basti a testimoniarlo l’incipit, che riportiamo, di alcune testimonianze che narrano quest’avventura intellettuale e umana: «Angelo è stato il mio vero avversario amico» (Enzo Siciliano).

«Sette anni di lavoro intenso e febbrile. Di frenesia. Di allegria. Dal 1987 al ’94. Anni di progettazione e realizzazione di un disegno editoriale televisivo mai visto. E oggi improponibile» (Bruno Voglino sull’esperienza di Rai Tre).

«Arrivava da me con gli occhiali piantati sulla fronte, per vezzo suppongo (…) Lui, il Guglielmi, ti ipnotizzava con quei quattrocchi (…) e ti metteva a disagio» (Pier Luigi Celli).

«Angelo Guglielmi, almeno in una certa vulgata giornalistica, appare come uno dei protagonisti della neoavanguardia (ludico-nichilista)» (Filippo La Porta).

«Senza Angelo Guglielmi forse non avrei fatto dei film, voglio dire senza il suo coraggio» (Liliana Cavani).

«Intellettuale scomodo, Angelo Guglielmi potrebbe facilmente passare per un sovversivo comunista» (Giuseppe Zaccaria).

«Angelo Guglielmi salta dalla scrittura all’immagine. E lo fa come pochi, come Placido, come Eco» (Nico Orengo).

«Angelo Guglielmi ha attraversato gran parte della mia professione, direi quella più importante» (Maurizio Costanzo).

«Angelo Guglielmi è una personalità enigmatica, con la quale non è facile entrare in relazione. Una volta, però, che hai compreso la cifra, il legame che si stabilisce è profondo» (Gad Lerner).

«Vorrei dedicare un elogio a Guglielmi che nasconde una specie di elogio a me stessa, nel senso che Angelo Guglielmi è stato sicuramente tra i primi ad attribuirmi un valore, a capire in qualche maniera la mia natura» (Alba Parietti).

«Raccontare la storia di Angelo Guglielmi come dirigente della Rai vuol dire ragionare, ancora una volta, attorno a una possibile definizione della moderna figura di intellettuale» (Luigi Mattucci).

«Blob è un bene culturale. Dal punto di vista estetico è quanto di più importante lo scorcio del secolo scorso abbia prodotto in termini artistici» (Vittorio Sgarbi).

Tra le tante parole di elogio, di critica, di ammirazione e di rispetto spese dagli amici e dai compagni di strada, valgano a concludere il nostro discorso quelle che lo stesso Guglielmi usa per ricordare l’incontro con Carlo Emilio Gadda, in un bar di Roma, sul finire degli anni ’50. Aveva avuto l’incarico di realizzare una monografia sullo scrittore della Cognizione del dolore e de L’Adalgisa: «Ero con la matita in mano pronto a annotare ciò che mi avrebbe detto. Invece fu lui a cavare di tasca una penna e su dei foglietti non so da dove spuntati prese a scrivere a alta voce (come dettandomela) la sua biografia. Io ascoltavo ammirato e un po’ preoccupato, chiedendomi se il suo gesto di sostituirsi a me era per generosità e amicizia nei miei confronti o per paura (temendone conseguenze gravissime) che potessi scrivere cose inesatte». Verrebbe quasi da chiedersi: che il cipiglio austero e talvolta sprezzante di Angelo Guglielmi sia stato una conseguenza di quell’incontro di quasi cinquant’anni fa? (sl)

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