Claudio Abbado, elogio del silenzio

Last Updated on 20 Ottobre 2003 by CB

abbadoCurioso che nella biografia di Claudio Abbado curata da Ulrich Erckhardt – saggi critici e immagini di un ricchissimo viaggio artistico – si ricordi in più occasioni il valore del silenzio, della pausa.

Il fatto è che “Abbado è un maestro – anche se questo può suonare strano – delle pause in musica”, scrive Erckhardt.

Lo stesso musicista afferma in diverse circostanze quello che solo in apparenza può sembrare una stranezza. “Credo che il silenzio nella musica di Nono, così come in quella di Mahler, sia molto importante. Penso all’ultima frase della Nona, a quell’attimo di silenzio, che c’è prima della fine, prima della morte. O forse quel silenzio è la morte”.

Al punto che, il silenzio diventa un criterio per stabilire la qualità dell’ascolto. “Alla domanda su quale fosse il pubblico da lui preferito, quello milanese, viennese oppure berlinese, Abbado esitò per un attimo, poi rispose che forse esisteva un criterio per giudicare la capacità di recepire un prodotto artistico: la pausa tra la fine della Sinfonia n.9 di Mahler e l’inizio dell’applauso del pubblico. A Berlino questa cesura è stata nettamente più lunga.”

Nel libro si traccia un profilo da più angolazioni del direttore d’orchestra, europeo per formazione e cultura, ma profondamente mediterraneo nelle radici. La madre siciliana, scrittrice di favole, il padre musicista. La sua amicizia con Pollini e Nono. Il lavoro con la London Symphony Orchestra; il legame con Vienna, negli anni della maturità; il rapporto speciale con i Berliner. E, al culmine della sua fama, la dedizione ai giovani della Gustav Mahler Jugendorchester.

Un ritratto completo, nel quale tuttavia ‘risuona’ un poco l’assenza della sua voce, di un racconto più privato, lontano dai fasti di una carriera peraltro vissuta con esemplare riservatezza.

Cinquantasette foto a colori e in bianco e nero fermano i gesti del Maestro, ne trattengono l’espressione divertita, assorta, sorridente, rigorosa, le inconfondibili braccia aperte, “come fossero ali”, a raccogliere gli appalusi. (cb)

“Il linguaggio gestuale di Abbado, che tiene uniti gli orchestrali con sguardo vigile, mostra con chiarezza come per lui sia importante la verità delle emozioni. Si crede ad Abbado perché egli vive la musica dentro di sé, non perché la presenta davanti a sé” (p.22)
Claudio Abbado, Il Saggiatore, Milano 2003, 38 euro

Su internet
Radio3 – Claudio Abbado a colloquio con Wolfgang Schreiber
Club Abbadiani Itineranti

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