Conversazioni su di me (Woody Allen) e tutto il resto

Last Updated on 3 Ottobre 2008 by CB

C’è qualcosa che ancora avreste voluto sapere su Woody Allen e non avete mai osato chiedere? Allora è uscito il libro giusto. La lunga intervista, durata 36 anni, con Eric Lax (autore di varie biografie nel mondo del cinema, su Woody Allen, Humphrey Bogarth, Paul Newman) va a investigare – di questo personaggio notoriamente riservato e timoroso dello sguardo altrui  -ogni pensiero, idea, opinione.

Sono molte le cose che Woody racconta di sé in relazione al lavoro di regista; molto meno le rivelazioni sull’uomo, a parte i cliché a cui siamo abituati, dall’autodenigrazione sistematica (nemmeno rivede i suoi film), al rapporto sospeso tra vita e arte con le ‘sue’ Mia Farrow e Diane Keaton, alla predilezione per il melodramma rispetto alla commedia (vedi Crimini e misfatti e Match Point), al suo approccio non intellettualistico e non ‘saggistico’ nei confronti della professione, ma anche dell’arte in genere. Certo, ha i suoi gusti e li motiva, ma l’impressione è quella di un geniale monologhista che improvvvisa, quello degli esordi, che è riuscito a esprimersi in modo grandioso anche nel cinema, soprattutto grazie al suo talento originario: comico, verbale più che visionario, saldamente ambientato nella descrizione dialettica dei manierismi newyorkesi. Anche ripetitivo (molto di più negli ultimi anni), e limitato nel suo immaginario socio-cultural-esistenziale. Ma dentro questo suo limite, autore di capolavori.

Dal punto di vista tecnico il  libro è una miniera di informazioni, corredate di immagini, raccontate con battute. Come quella sull’eternità dell’arte: “Anziché continuare ad abitare nel cuore e nella mente delle persone, preferirei continuare ad abitare nel mio appartamento”. Del resto è noto il suo rapporto per così dire ‘conflittuale’ con la Morte, quella che tanto gli piace evocare nella rappresentazione di Ingmar Bergman.

Qualcuno accusa Eric Lax di essere troppo succube e adorante del suo ‘mito’ Woody Allen , e in effetti anche i giudizi del regista restano spesso in un prevedibile registro ‘correct’. Ma non sono il gossip o le pruderie sulla vita personale al centro di questo poderoso lavoro (a tratti un po’ ridondante, anche per la sua struttura; è diviso infatti per capitoli che tornano, da vari punti di vista, sui film: L’idea, La scrittura, Casting, attori e recitazione, Riprese, set e location, La regia, Il montaggio, La colonna sonora, La carriera).

C’è soprattutto il lavoro del regista. Un lavoro che è assolutamente al centro della sua esistenza, peraltro, perché Woody Allen è un grande lavoratore, con i suoi 40 film, il metodo rigoroso, la frenesia di passare da una storia a quella dopo. Il processo affascinante per cui un’idea diventa una storia, e da lì un film. Gli imprevisti nella lavorazione. Una certa scena di un certo film che non si potuta fare. La libertà, creativa e di giudizio. Le sue valutazioni ‘a freddo’ dei vari film. L’origine di certe scelte di stile, anche difficili e ostiche – usando per esempio il bianco e nero (Ombre e nebbia) o un’unità di tempo-azione teatrale (Interiors), o con ‘invenzioni’ tipo riprendere un protagonista sfocato per dare un senso di ‘sfocatura’ psicologica. In questi dettagli, nel racconto anche stratificato negli anni (l’intervista parte dal 1971 e finisce nel 2007) e nella mente di Woody, con immagini e idee che si rincorrono e ripetono, c’è la qualità migliore del libro.

E sarà anche vero che l’intervistatore non fa emergere niente di illuminante, per esempio sulla ‘scandalosa’ relazione amorosa del regista con la giovane Soon-Yi. Ma in compenso emergono dettagli inediti e curiosi, come quello, inquietante, che il regista comprò una casa a Southampton, ci mise un anno per ristrutturarla e quando fu finita, dopo averci dormito una notte, decise di venderla.

“Una casa molto grande, ci feci fare parecchi lavori. Chiamai architetti e muratori, la resi incredibilmente bella… parliamo di progettazione del paesaggio, alberi e tutto quanto. La arredai in maniera magnifica. Era diventata una casa da lustrarsi gli occhi per quanto era bella. Dopo un anno di lavori andai dunque a passarci la prima notte. E dopo quella prima notte pensai: ‘Mah, non fa per me’. (…) E’ che mi rendeva irritabile starmene lì in mezzo al nulla e non mi piaceva andare a letto la sera e sentire le onde. A me piace sentire gli autobus e le sirene”. Molto probabilmente la casa di Southampton ha meritato più di una seduta (dall’analista). (Cristina Bolzani)

Su Internet
Conversazioni su di me e tutto il resto (Bompiani)
Filmografia di Woody Allen (MyMovies)
http://www.woodyallen.com/

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