E venne la notte

Last Updated on 17 Dicembre 2003 by CB

Alla fine della Seconda guerra mondiale, gli ebrei spagnoli approdati nell’Africa islamica per sfuggire ai progrom in terra cristiana, si trovano ad assistere alla nascita delle divaricazioni tra panarabismo e sionismo, e ad assistere speranzosi alla nascita dello Stato di Israele.È in questo contesto storico che si sviluppa il racconto del libro di Victor Magiar “E venne la notte”. Il racconto di una stirpe, quella della famiglia Cordoba, che incarna quella di tanti ebrei sefarditi.

Il luogo: un protettorato inglese che viene sempre definito “la colonia”. Non ha un nome, anche se l’autore descrive nel dettaglio le strade e i mercati della città che ha conosciuto la dominazione italiana, quella fascista. Una dominazione che, in quanto tale, non sarà mai rimpianta, ma che si distinse perché “gli italiani avevano ridisegnato la città miscelando sapienza tecnica e senso artistico, realizzando tutte le infrastrutture e i servizi necessari a una società moderna… Ma, soprattutto, gli italiani avevano portato sicurezza per tutti”.

Un luogo da cui duemilacinquecento giovani ebrei clandestini tentarono di fuggire, attraversando il Mediterraneo, diretti in Italia, osteggiati dalle autorità militari inglesi, per sfuggire ai progrom e alla tensione crescente. “Divenne opinione comune che gli inglesi, con l’obiettivo di dimostrare l’incapacità all’autogoverno di ebrei e arabi e l’impossibilità di una loro pacifica convivenza, avessero scientificamente organizzato tutti i progrom antiebraici nelle città arabe dal Marocco all’Iraq, lasciando volutamente mano libera ai rivoltosi”.

Un libro concepito contro il fanatismo, “morbo che per secoli ha falcidiato l’Europa ed è approdato, invincibile, in Medio Oriente”. Un libro concepito per dimostrare che parlare “una sola lingua vuol dire ascoltare una sola voce, un solo pensiero: non fa bene al cervello e forse nemmeno al cuore”.
(Raffaella Soleri)

da E venne la notte, Giuntina, Firenze 2003
«No, non bisogna lasciarsi ingannare.
Occorre andarlo a cercare di notte quando, nero di buio, ingoia e sputa barlumi di luce.
Sembra affogare nella sua stessa esuberanza, tormentato fra approdo e partenza.
Questa l’inquietudine del mare.»

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