Edward Hopper alla Tate Modern

Last Updated on 14 Maggio 2004 by CB

Le sue immagini, con quell’atmosfera sospesa e malinconica divenuta emblematica del Ventesimo secolo, hanno ispirato generazioni di registi, tra i quali spicca, per l’affinità dei loro mondi, Alfred Hitchcock. A Edward Hopper la Tate Modern di Londra dedica un’importante retrospettiva, dal 27 maggio.Il suo sinistro House by the Raildoard, per esempio, ispirò il Bates Motel del film Psycho. Hopper immerge i suoi personaggi in una rarefatta desolazione, ne ritrae la solitudine esistenziale. Nel mettere al centro la figura umana – in spazi (arche)tipicamente americani, come strade deserte, bar, stanze d’albergo, scenari del New England – Hopper cerca uno scavo della soggettività, influenzato in questo dalla psicanalisi freudiana. Tutto nei suoi quadri è immobile, cristallizzato, sospeso. Immerso nel silenzio. Hopper racconta il mistero, ma senza l’ansia intellettualistica di capirne le ragioni.

La pittura di Hopper ha ispirato la ‘lettura’ del poeta e scrittore americano Mark Strand. Nel libro Un poeta legge un pittore (Donzelli), Strand libera il pittore dalle anguste etichette di «realista americano», cercando una consonanza più profonda con la sua opera.

«Io credo che i dipinti di Hopper trascendano l’apparenza dell’hic et nunc e collochino chi li osserva in uno spazio virtuale in cui predominano l’influsso e la sovrabbondanza del sentimento».

La mostra raccoglie settanta opere, tra dipinti, acquerelli e disegni, dai soggetti parigini del primo decennio degli anni Venti ai ritratti di vita americana, realizzati più di sessant’anni dopo. (cb)

(da http://www.biografieonline.it)
«Charles Burchfield, nello scritto Hopper. Il percorso di una poesia silenziosa pubblicato su Art News del 1950 ha scritto: I quadri di Hopper si possono considerare da molte angolature. C’è il suo modo modesto, discreto, quasi impersonale, di costruire la pittura; il suo uso di forme angolari o cubiche (non inventate, ma esistenti in natura); le sue composizioni semplici, apparentemente non studiate; la sua fuga da ogni artificio dinamico allo scopo di inscrivere l’opera in un rettangolo. Tuttavia ci sono anche altri elementi del suo lavoro che sembrano aver poco a che fare con la pittura pura, ma rivelano un contenuto spirituale. C’è, ad esempio, l’elemento del silenzio, che sembra pervadere tutti i suoi lavori più importanti, qualunque sia la loro tecnica. Questo silenzio o, come è stato detto efficacemente, questa ‘dimensione di ascolto’, è evidente nei quadri in cui compare l’uomo, ma anche in quelli in cui ci sono solo architetture. […] Conosciamo tutti le rovine di Pompei, dove furono ritrovate persone sorprese dalla tragedia, ‘fissate per sempre’ in un’azione (un uomo fa il pane, due amanti si abbracciano, una donna allatta il bambino), raggiunte improvvisamente dalla morte in quella posizione. Analogamente, Hopper ha saputo cogliere un momento particolare, quasi il preciso secondo in cui il tempo si ferma, dando all’attimo un significato eterno, universale».

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