Hado Lyria, la traduttrice di Montalbàn

Last Updated on 25 Ottobre 2003 by CB

Manuel Vàzquez Montalbàn era noto in tutto il mondo per i suoi romanzi che avevano come protagonista il detective Pepe Carvalho, comparso per la prima volta in “Ho ammazzato J.F. Kennedy” (1970), e diventato poi il protagonista di una lunga serie di racconti e romanzi. Nella sua lunga e prolifica carriera è stato poeta, romanziere, ma anche una voce costante del dissenso politico. Come critico era noto per il suo stile mordace, che pubblicava sul quotidiano “El Pàis” e il settimanale “Interviu”.

Chi era Manuel Vàzquez Montalbàn, lo chiediamo alla persona che è stata a lui più vicina, negli ultimi 17 anni, la sua traduttrice, l’interprete di quasi tutti i suoi libri scritti in italiano, la signora Hado Lyria.
L’ho conosciuto nel 1957, eravamo entrambi giovanissimi, allievi a Barcellona della Scuola Ufficiale di Giornalismo. Timidissimo, allora, miope, quasi biondo, grande ascoltatore e amico che negli anni si rivelò fedelissimo, come sempre lo è stato ai rapporti e alle idee importanti. L’ho visto nelle varie trasformazioni impostegli dalla vita: in carcere, nelle difficoltà economiche, nei primi successi in Spagna, nell’imponente affermazione internazionale. E’ stato marito di Anna e padre affezionato di Daniel, cineasta e scrittore. E negli ultimi tre anni, il nonno più orgoglioso del mondo. Ma non è mai mutata la sua ricerca, la sua urgenza di verità. Colpito per la prima volta al cuore nel 1994, sapeva di avere poco tempo e molto da dire e si è strenuamente dedicato a dirlo.

Nel passaggio dal castigliano all’italiano, quali erano per lei, nella traduzione,le difficoltà maggiori?
Ci conoscevamo a tal punto da poter prevedere quasi le nostre rispettive frasi e idee. Questo ha molto facilitato il mio compito di traduttrice. C’era, inoltre, come lui stesso ebbe a dire in più occasioni, un’eccezionale “complicità” linguistica che ci accomunava.

Che parentela c’era tra Montalban e il suo personaggio, Pepe Carvalho?
Carvalho NON era Manolo, ma tutti lo abbiamo visto sempre come tale. Tant’è che nessuno volle mai accettare i diversi attori che interpretarono al cinema e in televisione il personaggio del detective. Tranne lo stesso Montalbán che, generoso come pochi, non si volle mai intromettere nella faccenda.

Nel 1992 ha pubblicato la “sua autobiografia del generale Franco”, per la quale in Italia ottenne il premio Ennio Flaiano. Come ha fatto lui, anti-franchista per eccellenza, a mettersi nei panni dell’altro?
Con grande dolore e fatica. Ma questo capita a tutti gli scrittori veri che vogliono entrare nei panni di un loro discusso personaggio. Il risultato fu comunque strepitoso, al punto che nel volume appaiono diverse pagine autenticamente autobiografiche del generale Franco, inserite quasi a guisa si provocazione, e nessuno sa distinguerle da quelle della finzione letteraria. E io, oggi, non vi rivelerò quali sono: una sollecitazione alla lettura.

“Soffro quando scrivo i racconti di Carvalho. Prima di iniziare, è già tracciato almeno un 30 per cento della storia. E’ come lavorare in un racconto con una formula predefinita. E questo è faticoso. Da quando ho scritto Assassinio al Comitato Centrale ho una sorta di soggezione nei confronti di Carvalho. E quindi ora non è più un divertimento scrivere su di lui. Mentre mi diverto quando scrivo altri racconti.” (el Mundo). Vorrei che commentasse questa frase di Montalban.
Un libro “di genere” ha esigenze proprie, gags che il lettore vuole ritrovare quasi ripetute, personaggi forse un po’ esauriti che devono ripresentarsi… Ma anche il sonetto è composto da quattordici versi. Montalban amava comunque molto il suo Carvalho. E, ogni volta, quando mi mandava il dischetto con un nuovo romanzo del detective, gli commentavo: “Grazie, Manolo. E’come tornare a casa.” Credo tuttavia che le capacità sperimentali e poetiche di Montalbán, in buona parte ancora inedite in Italia, siano un prezioso esempio di lucidità critica, un territorio che i nostri lettori vivranno come un autentico regalo nei prossimi anni.

Nel frattempo, la Mondadori spagnola ha annunciato che l’ultimo saggio dello scrittore sarà pubblicato il 14 novembre e si intitolerà “La aznarità: per l’impero verso Dio o per Dio verso l’impero”. La casa editrice parla del volume come di un “testamento politico” di Vàzquez Montalbàn, che tutta la sua vita ha militato a sinistra. Cosa ci può anticipare di questo libro scritto durante dieci anni di governo di Josè Maria Aznar?
Attendevo anch’io di poter leggere le bozze spagnole di Aznaridades. Anni addietro il nostro autore scrisse il suo Felípicas, dedicato alle imprese di Felipe González. Non sarà un testamento, ma un “work in action”: Manolo ci indica sempre non solo i fatti, ma più che una denuncia penso abbia inteso anche in questa occasione proporci un metodo di indagine contro gli inganni del potere. Spetta a noi, ora, saper pensare e voler agire.

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Ivy Compton-Burnett

Ivy Compton-Burnett, Margaret Jourdain. (1942. © Lee Miller/Jane Stockwood per Vogue)

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