Il cinema secondo Martin Scorsese

Last Updated on 18 Novembre 2004 by CB

Alcuni attenti appassionati già conoscono l’opera, doppia, che Bim e Minimum Fax, tra immagini e parole, mettono ora in nuova veste anche sugli scaffali italiani: insieme in un cofanetto alcuni testi scritti da Martin Scorsese, Il bello del mio mestiere, e l’imperdibile documentario realizzato con Michael Henry Wilson, Viaggio nel cinema americano, già programmato da RaiTre e da Telepiù, 220 minuti divisi in tre parti in cui il regista di Taxi Driver e Gangs of New York, ripercorre la storia del grande schermo in America, non da critico ma da appassionato.Fin da bambino, erano gli anni 50 e all’epoca non c’erano molti testi sull’argomento, Scorsese frequentava la biblioteca pubblica per approfondire il suo amore per l’arte, consumando volumi fotografici che ritraevano i film più importanti della prima metà del secolo, alimentando una passione che si sarebbe tramutata in un mestiere (e a sua volta in un’arte).

Il suo racconto parte da Duello al sole, dallo shock nel vedere un‘opera così visivamente potente, a cominciare dai titoli di testa, con un erotismo quasi esplicito, ‘come può la bella’ si chiedeva da bambino ‘innamorarsi del cattivo?’. Mistero dopo mistero il documentario va avanti (e indietro) nel tempo, fino a sfiorare la contemporaneità, percorrendo le tre strade maestre del cinema autoctono americano: il western nato dalle storie della frontiera, a Ovest; i polizieschi nati a Est nelle grandi città; e il musical, sviluppato a Broadway. Tre direttrici che intersecano via via altre strade, deviando insieme ai mutamenti della società americana. Tra i fotogrammi, nelle azioni dei personaggi, grazie al racconto del regista cinefilo, rivediamo l’età dell’innocenza americana, la disperazione dopo il crac economico, la confusione, la criminalità, i dolori dell’animo dopo lo squarcio del velo dei buoni sentimenti. L’eroe positivo senza sfumature può diventare, passato qualche anno, interpretato dallo stesso attore, diretto dallo stesso regista, uno sfaccettato miserabile dalla discutibile moralità, pensiamo a John Wayne guidato da John Ford, ma anche al buonista James Stewart che accetta una discesa agli inferi in ruoli sempre più ‘moderni’.

Raccontando la realtà cinematografica americana, quindi Hollywood, gli studios, il lavoro industriale e d’équipe, questo viaggio non può prescindere dal rapporto-contrasto tra regista e produttore. E’ il secondo che comanda negli anni d’oro e chi vuole dirigere deve farsene una ragione. I più bravi cercano il compromesso, e, sotto sotto, riescono magari anche a far rientrare dalla finestra idee autoriali. Spassosa l’intervista a John Ford, montata nel documentario, in cui il vecchio regista, di fronte alle domande sofisticate di Bogdanovich, finge di cadere dalle nuvole, come se le sue opere non ammettesero interpretazioni o sottotesti, come se lui fosse solo il generale di un piccolo esercito da set, come se servisse la negazione dell’arte per riuscire a produrne fingendosi impiegato delle immagini. Frank Capra pensava che dev’essere uno solo a tirare le redini di un film, il regista, e lui riuscì a imporsi firmando alcune sue opere sui titoli di testa, venendo riconosciuto come autore, potenza di uno stile così americano. Dopo e accanto a lui verranno gli Hitchcock, i Welles, i Lucas.

Ci coinvolge Scorsese in quest’opera che ha ritmo come un bel film. Arriva su dvd insieme ad una raccolta di scritti sul cinema, saggi e interviste originariamente apparsi sui Cahiers du cinéma. Qui Scorsese racconta i film che ha girato e quelli che ha amato, gli attori con cui ha lavorato e i registi da cui ha tratto ispirazione, unendo, come nel caso del documentario, l’esperienza del maestro consumato ad una passione da cinema che in tanti anni non si è ancora, evidentemente, esaurita. E nel suo flashback scrive: Non è un segreto per nessuno che molti film, al giorno d’oggi, vengono prodotti in uno spirito di sterile professionismo e di calcolo cinico. Per questo è così importante che i giovani sappiano e comprendano ciò che è successo durante quel periodo. E’ essenziale che capiscano come all’origine di tutto ci fosse la passione. (Francesco Gatti)

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Speciale Martin Scorsese (Minimum Fax)

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