Il libro delle piccole cose

Last Updated on 8 Ottobre 2003 by CB

Questo “libro sul guardare” – così lo definisce l’autore nell’introduzione della sua “mappa portatile della contemporaneità” – raccoglie articoli pubblicati negli ultimi vent’anni su quotidiani e riviste, nei quali Belpoliti ha messo a fuoco, con sguardo scientifico e spiccato talento divulgativo, mostre, libri, e altri vari fenomeni in campo antropologico, artistico, filosofico.

Cercando di cogliere, dice, “le permanenze e insieme i cambiamenti, ciò che c’è d’antico nel futuro, ma anche la promessa di futuro che è contenuta nel passato. Insomma, un libro sul ‘futuro anteriore’ “.

Nel suo libro Doppio zero ricorrono spesso i nomi di Italo Calvino e Roland Barthes. Quanto hanno influenzato il suo lavoro?
Calvino e Barthes sono due scrittori, ma sono anche qualcosa in più. Sono due intellettuali, due critici della cultura. Quindi cìè in loro lo stile – e questa è la lezione che a me interessa – e c’è un’attenzione al quotidiano, alle cose che accadono. Il quotidiano anche nel senso del giornale, cioè delle cose che si leggono ogni giorno, ma il quotidiano anche dei fatti minuti, piccoli della vita. C’è questo rapporto tra vita e letteratura, mediato dallo stile, che secondo me è una delle lezioni più importanti della seconda metà del Novecento. In questo sono sicuramente dei maestri.

In particolare, su quali aspetti della realtà si concentra la sua attenzione?
Io cerco di interessarmi delle cose che sono sotto i nostri occhi e, come insegna la Lettera rubata di Poe, nessuno vede. Guardiamo e non vediamo le cose che sono lì. Mi interessano gli scarti, le cose secondarie, le cose poco interessanti… Per esempio, queta mania, questa passione che oggi c’è delle persone… si mettono questa collana a cui attaccano le chiavi; diventa un portachiavi. A me interessa l’dea della collana in senso tradizionale – c’è proprio una storia della collana, la collana indica un legame, una relazione, un dono, ma anche il collare dello schiavo – mi interessa vedere questo aspetto nel passato, nella tradizione, leggerlo nella contemporaneità. Ovviamente, può essere appunto questo collare di plastica che oggi portiamo, ma può anche essere un romanzo, un saggio, dedicato, che so, al corpo, alla pelle, o un romanzo di fiction. Occuparsi delle cose secondarie, perché sono quelle principali.

Italo Calvino che lezione le ha lasciato?
A me interessa, quasi più che lo scrittore, la persona che scriveva quotidianamente sui giornali. Lui che era lento, quasi ruminava lentamente le parole, le idee, ci lavorava tanto… Questo scrittore che rappresenta la chiarezza nella scrittura, in realtà, se uno va a vedere i suoi manoscritti, sono un guazzabuglio, un caos di linee, di segni di cancellature, perché è un lavoro molto faticoso… Ecco, l’idea che uno scrittore, lento, che si corregge molto, e fortemente autoriflessivo, scrivesse sui giornali, di politica, di mostre, di oggetti, di viaggi… a me questa è la cosa che interessa di più. Mi interessa essere nella vita quotidiana, incidere nel quotidiano. Questa è la lezione che mi interessa di più.

da Doppio zero
“L’impressione è che i nuovi teorici del design e dell’architettura, i progettisti degli oggetti di cui ci serviamo e delle architetture che abitiamo, ci stiano tutti dicendo una stessa cosa: l’uomo ritorna protagonista; lo fa emancipandosi dalle ‘intimidazioni della Storia’, usando le nuove possibilità offerte dalle reti sociali, economiche e politiche, stabilendo un rapporto meno angosciato con il futuro. Sarà davvero così? Certo è che tutti questi progettisti – forse non dovremo più chiamarli così – non sono più stimolati dal ‘cosa saremo’ o dal ‘cosa faremo’, ma dal ‘chi siamo’ e ‘dove siamo’. Per crederci basta entrare in un negozio di arredamento o frequentare uno dei prossimi saloni dell’automobile. Tutto è sempre più ‘friendly’, cioè più rotondo.” (p.113)

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