Il tono cool di Yasmina Reza

Last Updated on 30 Gennaio 2021 by CB

Se le si attribuisca una cifra ironica si schernisce. No, Yasmina Reza non si sente al di sopra dei suoi personaggi, se mai sono loro a essere ironici, puntualizza a Marco Missiroli nell’intervista, ottenuta dopo un lungo inseguimento,  per la Lettura del Corriere della Sera. I suoi  personaggi diventano indipendenti dopo qualche pagina,  assicura la scrittrice e drammaturga resa celebre dalle intense commedie Il dio del massacro (poi film di Roman Polanski Carnage) e Arte (ovvero l’arte del massacro tra amici), in libreria con il suo primo monologo, andato in scena con successo, l’anno scorso, prima della chiusura dei teatri. Sulla vitalità dei suoi personaggi non ci sono dubbi. La protagonista di Anne-Marie la Beltà prende corpo senza esitazioni. L’oscura attrice prossima alla fine ripercorre i fatti importanti della sua vita rifuggendo dalle smancerie, come rispondendo a un’intervista immaginaria; racconta la sua amicizia con la più famosa, e indolente, Giselle Fayolle, il matrimonio scialbo con un uomo noioso (i matrimoni per Reza sono perlopiù strutture opprimenti), il rapporto con il figlio autoritario, e il decadimento fisico, le malattie, i funerali degli altri. Ne esce ritratto buffo, tenero, che è, nelle intenzioni della scrittrice, un omaggio alle attrici e agli attori misconosciuti.

La locandina era affissa all’ingresso dl teatro. In fondo c’era il mio nome Ci passavo davanti sessanta volte al giorno. Salivo e scendevo rue de Calvaire per vedere che effetto faceva il nome Anne-Marie Mille su una passante qualsiasi. Ero la penultima in fondo, in piccolo, ma mi si vedeva bene per via dello spazio sotto. Il nome dava nell’occhio. Soprattutto scendendo. Anne-Marie Mille faceva tanto diva

Grande ammiratrice di Houellebecq (confessa di essere rimasta sconvolta quando ha scoperto lo scrittore ), Reza si è imposta nella scena drammaturgica perché evita il buonismo e racconta il lato in ombra degli essere umani, ma soprattutto per quel tono cool che piace nel suo restare lontano dal cinismo mantenendosi nel wit, dell’arguzia spiritosa. La sua scrittura squarcia le illusioni e le auto-rappresentazioni borghesi mostrando una realtà desolante. Il culmine della sua maestria in questa polifonia del cinismo è raggiunto nel Dio del massacro. Due coppie sono unite da un gesto di teppismo infantile. Il figlio di Annette e Alain ha bastonato, ferendolo ai denti, il figlio di Véronique e Michel. Ma quello che nelle intenzioni era un incontro rasserenante all’insegna della ragionevolezza, con la complicità di una battuta acida spezza ogni parvenza di bon ton e diventa un crescendo di permalosità, sarcasmi incrociati e battute feroci a alleanze variabili: donne in competizione tra loro o contro uomini e viceversa, una coppia contro l’altra, o coppie che implodono. I cliché dell’ipocrisia borghese si sprecano ma con parole centellinate.

Alla fine, complice il rhum, i personaggi si rivelano per quello che sono: in fondo indifferenti a tutto, che siano i figli, una madre malata che chiama per sapere se deve prendere una medicina risultata dannosa alla salute (e proprio Alain è l’avvocato che difende la ditta che la produce) o un criceto che a un certo punto Michel decide di abbandonare per strada – nascondendo alla figlia il suo gesto – perché quell’animale l’ho sempre trovato schifoso. Sono felice che non ci sia più.

Il monologo è l’approdo naturale per la scrittrice che già in Felici i felici ne aveva raccolti undici, condensando diversi tipi psicologici con registri tragicomico/poetici. La prima sua opera aveva come titolo  Una desolazione.  Ancora più,  Al di sopra delle cose  aveva lo stile che l’avrebbe resa famosa. Un teatro dei nervi, per sua stessa definizione.  E che si ispira per il soave disincanto alla frase di Borges: Felices los amados y los amantes y los que pueden  prescindir del amor. Felices los felices (Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore. Felici i felici).

Serge, il suo ultimo romanzo, è uscito da poco 
in Francia. 

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