Innocenti evasioni

Last Updated on 9 Dicembre 2003 by CB

Ogni nuovo disco antologico di Lucio Battisti finisce nella classifica dei più venduti. E anche ogni nuovo libro sull’argomento è destinato ad interessare una fetta di pubblico che si rinnova attraverso le generazioni. Arriva nelle librerie “Innocenti Evasioni – Una bio-discografia illustrata” di Alfonso Amodio, Italo Gnocchi, Mauro Ronconi (Editori Riuniti) che sfida tra gli scaffali altri testi già più che compiuti sullo stesso tema, pensiamo ad esempio a “L’arcobaleno. Storia vera di Lucio Battisti vissuta da Mogol e dagli altri che c’erano” (Giunti, Firenze, 2000) scritto dall’esperto Gianfranco Salvatore.
I tre autori hanno presentato il nuovo volume al palazzo dei Congressi di Roma insieme a Detto Mariano, amico e collaboratore di Lucio, in presenza del padre dell’artista. L’incontro si è svolto all’insegna della nostalgia e del passato quando invece, a nostro avviso, molti ancora erano i nodi da sciogliere su questo mistero umano, mediatico e artistico.

Gli aneddoti più interessanti sono venuti da Mariano, che curò la produzione dei primi singoli di Battisti solista, e che lo presentò a Celentano dopo aver ascoltato “Per una lira”: «Adriano, lo vuoi conoscere un autore della Madonna?». Poi il brano finì cantato dai Ribelli, perché il Molleggiato non lo giudicò adatto alle proprie corde. Il produttore racconta di come Lucio, sempre in vena di scherzi, intonasse le proprie canzoni alla maniera di altri colleghi, ad esempio “7 e 40” fatta alla Claudio Villa, e di come, di fronte ai musicisti della Scala, che erano in studio per incidere i violini di “Mi ritorni in mente”, si fingesse inesperto dicendo al violoncellista: «Scusi, lei, con quel violino un po’ più grosso, potrebbe suonare più forte?». Durante l’incontro un po’ tutti (autori, Detto Mariano, la stampa) hanno tentato di strappare a papà Alfiero qualche dichiarazione sulla scomparsa del figlio dalle scene. Ma lui ci “ha detto no” con il dito, irremovibile con gli stessi occhi solari e insieme diffidenti del figlio.

Il libro è diviso in tre parti: nella prima viene ripercorsa la carriera discografica, nella seconda troviamo le interviste agli amici e ai collaboratori del cantante, nella terza discografie complete, partecipazioni, cover. Sul Battisti passato, insomma, c’è tutto. Ma un appassionato vero, che magari ha già letto tutto sull’argomento, e che ha già ripassato alla morte tutti i solchi delle 203 canzoni della discografia, forse si sarebbe aspettato una parola di più sulle questioni irrisolte. Quelle davvero importanti sono due: prima di tutto l’album inedito. Nell’ambiente si sapeva che Battisti aveva pronto un nuovo album, senza Pasquale Panella, e non una reunion con Mogol (da quello che dice il paroliere), forse un secondo tentativo con la moglie (nome d’arte Velezia in “Eh già”), forse, azzardiamo, dopo trent’anni di parole d’altri un album da cantautore a tutto tondo. Dopo la morte uscì un cofanetto con l’opera omnia completo di uno spazio vuoto per un disco inedito in arrivo. Ma dopo 5 anni siamo ancora qui ad aspettare…

La seconda questione è la sua scomparsa. Vogliamo dare per scontato, per davvero, che Battisti se ne andò solo perché spaventato dall’idea di un possibile rapimento del figlio, o perché non andava d’accordo con la stampa, o per strategia di marketing? Alcune sue foto, datate primi anni ’80, lo vedevano sorridente e in forma. Stava iniziando una nuova fase della sua carriera come indicato programmaticamente in “Scrivi il tuo nome” («Mostra a te stesso che non sei in vegetale»), la passione per il windsurf, una nuova apparizione alla tv svizzera. Qualcosa lasciava presagire un ritorno. Poi, verso la fine degli anni ’80, lo ritroviamo, in alcune foto rubate, ingrassato e triste. Perché nessuno ha mai messo in relazione la sua definitiva assenza con la malattia che infine lo avrebbe stroncato? (Francesco Gatti)

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