J S B

Last Updated on 3 Dicembre 2003 by CB

«Quello che Newton è stato per la filosofia, Bach lo è stato per la musica». Nella citazione all’inizio della biografia di Wolff è contenuto l’intento del libro: raccontare la vita del genio in musica, del suo pensiero e della creazione. La sorpresa è che l’autore mantiene, nello stesso tempo, il gusto per il racconto sull’uomo. Con il rigore che ci si aspetta da un professore di Harvard.Rispetto alla grandezza della sua opera, la vita di Bach si risolve una serie di eventi ‘normali’. Wolff ha un’enorme conoscenza delle fonti, che gli permette di scrivere una introduzione, esauriente e nello stesso tempo agile e divulgativa, all’opera di Bach e allo sua straordinaria figura umana.

«Forker racconta che … quando a Bach “veniva chiesto come fosse riuscito a raggiungere un tale livello di maestria nell’arte, egli in genere rispondeva: ‘Sono stato costretto a lavorare duramente; chiunque lavori con altrettanta assiduità riuscirà altrettanto bene’. Sembrava non dare alcuna importanza alla grandezza del suo talento naturale.”»

Dall’analisi delle Variazioni Goldberg, ai Concerti Brandeburghesi, all’Arte della Fuga, si attraversa tutta l’inventiva del compositore, la cui enorme produzione vocale e strumentale tocca tutti i caratteri stilistici nel periodo di transizione tra barocco e età moderna.

Quali gli aspetti delle sue conquiste nella scienza della musica? Soprattutto «il suo impiego risoluto e coerente del principio del contrappunto, ossia il dialogo dinamico di voci melodicamente e ritmicamente distinte che si risolvono nel suo ineguagliabile stile».

Ma anche, il virtuosismo alla tastiera, le nuove tecnologie ai pedali, l’attenzione all’ergonomia della postura, il suo coinvolgimento nella tecnologia degli strumenti musicali.

E poi, «i suoi notevoli contributi alla comprensione del rapporto tra musica, linguaggio, retorica, poetica e teologia. Infine, di particolare importanza fu l’abilità di Bach nell’operare una sintesi tra le varie componenti della sua scienza musicale alla luce del suo forte senso dell’unità strutturale.»

Nel libro, concepito per celebrare il 250° anniversario della morte del compositore, ci sono molti testi interessanti: l’albero genealogico, la sua corrispondenza privata, le cartine con i luoghi in cui si svolse l’attività di Bach, e un quadro sul costo della vita ai tempi del compositore.

«Costruite perfettamente e uniche nella sonorità, le composizioni di Bach raggiungono l’ideale di conciliare originalità concettuale, precisione tecnica e bellezza». La dialettica tra perfezione divina e originalità umana – afferma Wolff – è resa in modo toccante nella conclusione della biografia di Forkel, scritta nel 1802.

E’ grazie a questo genuino spirito artistico che Bach fuse il suo stile alto e grandioso con la più raffinata eleganza e la massima precisione nelle singole parti che formano l’insieme, che non sono ritenute altrettanto necessarie nei lavori il cui unico fine è la piacevolezza; egli riteneva infatti che l’insieme non sarebbe stato perfetto se fosse mancato qualcosa alla perfezione delle singole parti; e infine, nonostante la tendenza generale del suo genio verso il grandioso e il sublime, egli compose ed eseguì a volte qualcosa di allegro e persino di giocoso; la sua allegria e il suo umorismo erano quelli di un saggio. (Cristina Bolzani)

da Johann Sebastian Bach – La scienza della musica, Bompiani, Milano 2003
«Chi è quest’uomo “dal quale proveniva tutta la sapienza musicale”? In assenza di un autentico modello classico come ne abbiamo in letteratura, arte e architettura risalendo all’antichità, la scienza della musica di Bach (bellezza ed espressività comprese) offre ancora oggi una stabile cornice di riferimento che né Palestrina o Monteverdi, né Haendel, Beethoven o qualsiasi altro compositore possono dare. Sua è la sapienza musicale che viene esperita dal principiante alla tastiera che suona le Invenzioni a due parti e dal virtuoso alle prese con le suite per violoncello solo, dallo studente di armonia alle prime armi al compositore maturo, dall’ascoltatore inesperto all’appassionato di concerti.»

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J. S. Bach

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