Circolo chiuso

Last Updated on 29 Agosto 2005 by CB

Circolo chiuso è la continuazione della Banda dei brocchi, romanzo uscito nel 2003 e ambientato negli anni Settanta dello scorso secolo. Quest’ultimo, parimenti, è un romanzo sorprendente solo per chi non conosce il talento dello scrittore di Birmingham. Chi si trovasse in tale condizione di scarsa confidenza, tuttavia, non farebbe fatica a trascorrere tre o quattro serate in compagnia di questo lavoro letterario cospicuo ma scorrevolissimo, piacevole e interessante oltre ogni aspettativa, e interamente ambientato ai nostri giorni, con tanto di Torri Gemelle, guerra in Iraq et cetera.

Non occorre una poltrona da lettura: bastano una sedia non troppo scomoda e un tavolo sufficientemente alto per non affaticare la schiena; oppure – e questo è un consiglio – un letto, sul quale sdraiarsi e percorrere senza prudenza le smisurate spirali entro le quali l’autore inglese usa avvolgere il lettore. Spirali temporali; spirali emozionali; spirali politco-ideologiche. Spirali, sì. Perché i romanzi di Coe sono come immensi maelstrom fatti di mille voci diverse, intrecci di campi di forze attraverso i quali si può persino passare, ma – è la lezione di E. A. Poe – mai indenni. Sono storie che lasciano il segno, perché capaci di gettare una luce autentica sull’oggi, su ieri, sul tempo che passa insomma. Il Circolo chiuso non smentisce l’affermazione e s’impernia sulla differenza abissale tra la psiche dei giovani e l’anima esperta e ormai senz’ali di uomini e donne maturi, loro malgrado. E gioca sull’altrettanto profonda distanza che separa i nostri tristi e disperati anni dai turbolenti Settanta: anni di fughe, di ripensamenti, di rincitrullimenti pubblici e privati, quasi senili.

La politica, mai assente dalla scrittura di Joanthan Coe, assume qui il ruolo di assoluto protagonista: è la politica à la Blair, tutta fatta di esteriorità e – in definitiva – di menzogne spudorate, fatte dette e scritte apposta per truffare l’opinione pubblica laburista. È, questo, uno dei ‘pallini’ di Coe, che aveva preso di mira con crudeltà sopraffina la politica thatcheriana ne La famiglia Winshaw (1995) e che oggi continua il lavoro di «ristabilimento delle priorità» con l’attacco frontale al blairismo e ai suoi epigoni.

I tanti (forse troppi?) personaggi del romanzo, come spesso in Coe, vivono sì, nell’oggi, ma pensano e ripensano (venendone pesantemente condizionati) a ciò che erano, a come avrebbero potuto essere, a cosa avrebbero potuto fare. Ed eccoli lì, in nostra compagnia, che esaminano il nostro stesso presente, ci scippano opinioni inespresse, ci somigliano, persino.

Non mancano, d’altronde, le consuete sfumature ironiche (meno frequenti che in altri lavori); le tirate antiliberiste, le pesanti ironie sul vivere postmoderno che – con perfetto understatment britannico – gli inglesi finiscono, nel bene e nel male, per incarnare alla perfezione. (sl)

Biografia
Jonathan Coe è nato a Birmingham nel 1961, è sposato e vive a Londra. Ha svolto molte attività: insegnante di Poesia Inglese all’università di Warwick, musicista semiprofessionista, correttore di bozze, giornalista e scrittore freelance. È considerato uno dei più promettenti talenti narrativi inglesi e si distingue per l’originalità dei suoi racconti e l’acuto spirito contro le contraddizioni della società inglese.

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