Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

Last Updated on 21 Ottobre 2003 by CB

Si potrebbe facilmente parafrasare “Lo strano caso del libro…”, perché tutti ne stanno parlando, tutti lo acquistano, è in fase di pubblicazione in 23 Paesi e presto diventerà un film Warner (come “Harry Potter”).L’operina, condita da Einaudi da un’accattivante foto di copertina, probabilmente piace tanto perché il 40enne Mark Haddon, già autore e illustratore di libri per ragazzi, scrive semplice semplice.

Il protagonista, Christopher, è un ragazzino che soffre di una forma di autismo, ed è lui a narrare in prima persona i fatti di un giallo sui generis, con una prosa che è giustificata a non essere troppo evoluta o complessa. La sua mente funziona in modo semplice e lineare: è un genietto in matematica, pronto, a 15 anni, a passare a pieni voti l’esame d’accesso all’università. Però già due o più stimoli alla volta, dal mondo esterno, lo mandano in tilt.

Il sorprendente Christopher ha un rapporto molto problematico con la realtà: odia essere toccato, odia il giallo e il marrone (e i cibi di questi colori), ha difficoltà ad interpretare il mondo ad un secondo livello, con le sue metafore e i suoi inganni. Quando scopre il cadavere del cane barbone della vicina, decide di imitare il suo eroe, Sherlock Holmes, finendo per sfidare i propri limiti. Indaga e insieme scrive un libro (lo stesso che leggiamo noi), anche se il vero mistero non è scoprire chi ha ucciso il cagnetto.

Quando la realtà è troppo aggressiva e quando il suo viaggio iniziatico lo catapulta in luoghi e situazioni che avrebbe altrimenti evitato, il suo cervello fugge nella matematica, processando informazioni ed equazioni per trovare una via d’uscita logica in un universo tutt’altro che logico. La sua narrazione procede per elencazioni minuziose di tutto ciò che vede e che fa. Il lettore arriva a conoscere le sue motivazioni ed emozioni semplicemente tirando le somme.

Questa scrittura elementare, “matematica” e soggettiva, dopo 244 pagine, con tanto di formule in appendice, è un po’ troppo ripetitiva, ma conquista la determinazione del ragazzo che attraverso un diario di formazione prova a superare il disagio per la realtà e, perché no, a diventare adulto. (fg)

da Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, Einaudi,Torino 2003
«Mezzanotte e 7 minuti. Il cane era disteso sull’erba in mezzo al prato di fronte alla casa della signora Shears. Gli occhi erano chiusi. Sembrava stesse correndo su un fianco, come fanno i cani quando sognano di dare la caccia a un gatto. Il cane però non stava correndo, e non dormiva. Il cane era morto. Era stato trafitto con un forcone. Le punte del forcone dovevano averlo passato da parte a parte ed essersi conficcate nel terreno, perché l’attrezzo era ancora in piedi. Decisi che con ogni probabilità il cane era stato ucciso proprio con quello perché non riuscivo a scorgere nessun’altra ferita, e non credo che a qualcuno verrebbe mai in mente di infilzare un cane con un forcone nel caso in cui fosse già morto per qualche altra ragione, di cancro per esempio, o per un incidente stradale. Ma non potevo esserne certo.
Aprii il cancelletto di casa della signora Shears, richiudendolo dietro di me. Attraversai il prato e mi inginocchiai vicino al cane. Gli appoggiai la mano sul muso. Era ancora caldo.
Il cane si chiamava Wellington. Apparteneva alla signora Shears, che era nostra amica. Abitava dall’altro lato della strada, due case più in là, sulla sinistra.
Wellington era un cane barbone. Non uno di quei barboncini tutti bei pettinati, no, uno di quelli grossi. Aveva il pelo riccio e nero, ma quando lo si guardava da vicino ci si rendeva conto che sotto quella cosa arruffata la pelle era di un colore giallo pallido, come quella di un pollo.
Accarezzai Wellington e mi domandai chi l’avesse ucciso, e perché».

Biografia
Mark Haddon ha quarant’anni. È uno scrittore e illustratore di libri per ragazzi. Ha lavorato per la televisione e per la radio. Vive a Oxford. Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è in corso di pubblicazione in ventitre Paesi. Negli Stati Uniti e in Inghilterra è stato a lungo nelle classifiche dei libri più venduti. I diritti cinematografici sono stati acquistati dalla Warner Bros

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Ivy Compton-Burnett, Margaret Jourdain. (1942. © Lee Miller/Jane Stockwood per Vogue)

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