Manet (et Manebit)

Last Updated on 2 Maggio 2021 by CB

«Manet et manebit», resta e resterà. Con questo motto e gioco di parole usato dall’editore francese Poulet-Malassis per il suo ex libris, Manet entrava nell’orizzonte dei classici. La sua grandezza è rievocata, seppure in una forma lieve e occasionale, dalla serie di Lettres illustrées pubblicate dall’editore Archinto. Un epistolario speciale, quello scritto da Manet nell’estate del 1880. Il pittore che aveva scandalizzato i borghesi con Le Déjeuner sur l’herbe e Olympia, in quel periodo è molto malato; perciò si trasferisce con la moglie Suzanne e il figlio Leon a Bellevue per un trattamento termale, come era successo anche l’anno prima.

Durante il soggiorno obbligato in campagna, Manet si sente isolato, e allora evoca le persone della società parigina, spesso donne, che che gli mancano di più. Sono una quarantina le lettere, quasi venti indirizzate alla sua modella preferita, Isabelle Lemonnier, qualcuna a Méry Laurent, la cortigiana che a Proust ispirò Odette nella Recherche. Le sue lettere illustrate sono laconiche, scritte di getto, si direbbe che la scrittura sia un pretesto per donare un’illustrazione. Che, a sua volta, era uno disegno rapido, conciso.

Manet, La botte d’asperges

Come si ricorda nell’introduzione dell’epistolario, «Manet è totalmente uomo di immagini, iniziatore della cultura visiva moderna (…) Manet è un è un precursore di Andy Warhol, quando dichiara: “Non leggo mai. Guardo soltanto le immagini.” Manet in movimento, Manet come flaneur.» Queste lettere fermano dei momenti poetici, in una sorta di proustiana nostalgia – non a caso Manet è tra i modelli per il pittore Elstir nella Recherche – di sensazioni e di quella finezza di conversazioni e atmosfere che il soggiorno in campagna gli fa sentire lontane. Dove a essere fermati sulla carta sono fiori, insetti, gatti, diversi capi d’abbigliamento femminile, volti di donne assenti, il ritratto della bella Isabelle.

Lo stesso gusto del dettaglio presente nel suo capolavoro Le Dejuneur: sulla tovaglia ritroviamo dei frutti, una rosa, una bottiglia rovesciata, un cesto mezzo vuoto… A proposito dei dettagli di Manet recuperati dal mondo proustiano, c’è il quadro La botte d’asperges ; ne parla il duca di Guermantes e viene attribuito al pittore Elstir.

 

 

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