Note d’autore

Last Updated on 3 Maggio 2013 by CB

BelgioiosoNotedAutoreLa musica contemporanea è generalmente considerata ostica. Dal grande pubblico, dalla maggior parte dei melomani e da un buon numero di addetti ai lavori. Mi ero proposta per quel ruolo proprio perché, curiosa di conoscere la musica del mio tempo, avevo grande difficoltà a trovarne tracce: rarissime comparse nelle trasmissioni radiofoniche, inesistenti in quelle televisive, scarso il numero di concerti. Facevo prima a occuparmene direttamente. Ma non è forse naturale interessarsi alle espressioni musicali correnti, così come visitare una mostra d’arte contemporanea, leggere l’ultimo romanzo pubblicato e vedere un nuovo film al cinema?

Con questa domanda retorica Ricciarda Belgiojoso introduce un libro originale- e direi necessario – nel (comunque scarno) panorama della divulgazione musicologica; è una raccolta di interviste a compositori tra i più rappresentativi della scena contemporanea.  Le interviste sono tratte dalle conversazioni trasmesse, negli ultimi sette anni, dal programma di Radio Classica Note d’autore. A tu per tu con i compositori d’oggi. I compositori intervistati sono: Giacomo Manzoni, Pierre Boulez, Sylvano Bussotti, Alessandro Solbiati, Salvatore Sciarrino, Michael Nyman, Julia Wolfe, François-Bernard Mâche, Uri Caine, Ennio Morricone, Stefano Gervasoni, Laurie Anderson, Luca Francesconi, Fabio Vacchi, Azio Corghi, Philip Glass, Giovanni Sollima, Elliott Carter, Ivan Fedele, Giorgio Battistelli, Ludovico Einaudi, Michael Daugherty, Helmut Lachenmann, Hugues Dufourt, Heinz Holliger, Anna Clyne, Steve Reich, Sofia Gubaidulina, Kaija Saariaho.

Il libro avvicina personalità molto significative (altre decisamente meno note le fa scoprire) con un approccio tecnico-stilistico ma anche con momenti discorsivi, così che la ‘ostica’ materia risulta molto comprensibile e anche piacevole, magari inframmezzata da  qualche aneddoto. Come quando, per esempio, Sylvano Bussotti parla di come è spuntata la y ‘dannunziana’  nel suo nome, o di quando aiutò Cage a studiare i funghi prima di partecipare a Lascia o raddoppia.

C’è uno sguardo  trasversale sulla musica, che rende più stimolante la conoscenza di certi percorsi, e che affiora per esempio quando si chiede a Julia Wolfe come tiene insieme l’influenza di Beethoven, dei Led Zeppelin e della musica folk americana. Non cerco necessariamente di tenerli insieme, – risponde. Amo tutti questi diversi generi, che in qualche modo si traducono nella mia musica. E in effetti credo che i Led Zeppelin e Beethoven abbiano qualcosa in comune, che ci crediate o no: una certa arditezza, una sorta di forza grezza. Cerco di accedere a questa energia quando penso alla musica. Così anche per la musica popolare, cui mi sento molto vicina: ho sempre amato quella sorta di ruvidezza e matericità del suono. Cerco sempre di ottenere un suono che abbia in sé molta energia e molto colore. Ad esempio ieri provavano un mio pezzo, e ho dovuto dire agli interpreti: “Non troppo perfetto, non suonate in modo troppo perfetto!”. Suonavano benissimo,ma io spesso cerco appunto un suono materico, molto espressivo.

E sempre a proposito di contaminazioni, Uri Caine è interessante nella sua rivisitazione di classici in chiave di improvvisazione jazz: Wagner, Bach, Schumann, Mahler. Con quest’ultimo l’ispirazione è particolare. Si chiede la ragione delle sue molte  rielaborazioni. In ogni progetto – risponde Uri Caine – cerco di partire da un principio diverso, un’idea particolare. In Mahler il punto di partenza è la sua capacità di combinare numerosi generi musicali molto diversi tra loro. Nella sua musica ci sono elementi di musica popolare, musica boema, marce militari, Wagner e tutta la musica che Mahler aveva avuto modo di conoscere in qualità di direttore d’orchestra. Tutte queste influenze ci mostrano una disposizione a fare musica come con l’improvvisazione in generi diversi, a prendere la sua musica come una struttura (quasi come se stessi prendendo, come un musicista jazz, uno standard, o una forma, o una sequenza di accordi, oun’idea ritmica) e usare quella come base per improvvisare. In un caso prendiamo i Lieder  di Mahler e parti delle sue sinfonie che ci permettono anche di suonare secondo caratteri differenti, che tra l’altro alludono alla sua vita, alludono al fatto che cercasse di scrivere una musica che incorporava tanti generi differenti.

Ricciarda Belgiojoso, Note d’autore. A tu per tu con i compositori d’oggi, postmedia books 2013

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